CORSO FGLAW

MAGISTRATURA – AVVOCATURA

 

RASSEGNA DI DIRITTO ITALIANO

rivista telematica

 

(AREA PRIVATA)

 

Avv. Mariacarla GALLI

Direttore scientifico e responsabile editoriale

 

 

GIURISPRUDENZA CIVILE

(la presente raccolta è integrata dai materiali giurisprudenziali inseriti al termine delle lezioni nelle specifiche pagine di riferimento dell’area riservata)

 

 

I documenti sono testi ufficiali provenienti dal CED della Corte Suprema di Cassazione (art. 9, comma 3, d.P.R. 21 maggio 1981, n. 322).

 

RASSEGNA DI GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMITA’

 

Relazione civile 2014

 

Relazione civile 2013 (volume I) (volume II)

 

Relazione civile 2012 (volume I) (volume II)

 

Relazione civile 2011

 

Relazione civile 2010

 

Relazione civile 2009

 

 

CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE

Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 4 novembre 1996, n. 9531 (Azione volta ad ottenere da un ente pubblico non economico il corrispettivo di un’attività lavorativa – Giurisdizione amministrativa – Sussistenza – Nullità del rapporto per violazione di norme imperative – Irrilevanza – Limiti)

L’azione volta ad ottenere da un ente pubblico economico il corrispettivo di un’attività lavorativa deve essere inquadrata nel contenzioso del pubblico impiego, che rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ancorché il rapporto sostanziale appaia nullo per violazione di norme imperative, purché il lavoratore sia stato inserito nell’organizzazione dell’ente e le prestazioni siano state svolte con continuità nonché in posizione di subordinazione, ossia di sottoposizione alla disciplina impartita dal datore di lavoro

Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 4 novembre 1996, n. 9531 (Esperibilità della azione di ingiustificato arricchimento nei confronti di una pubblica amministrazione beneficata dall’attività lavorativa di un privato – Presupposti – Indennizzo ricavabile – Limiti – Ammissibilità dell’azione in relazione al suo carattere di sussidiarietà – Limiti)

L’azione di arricchimento ex art. 2041 cod. civ. può essere esercitata anche nei confronti della pubblica amministrazione che abbia tratto profitto dall’attività lavorativa di un privato non formalmente legato da un rapporto di lavoro subordinato o autonomo, ma che tuttavia abbia colmato, con la sua opera, una lacuna organizzativa, fermo restando, da un lato, che l’indennizzo che da tale azione può derivare deve corrispondere all’effettivo arricchimento, provato o almeno probabile, e pertanto non necessariamente legato al compenso previsto da norme, legislative o amministrative o dalla contrattazione collettiva, e, dall’altro, che tale azione, stante il suo carattere sussidiario, deve ritenersi esclusa in ogni caso in cui il danneggiato, secondo una valutazione da compiersi in astratto, prescindendo quindi dalla previsione del suo esito, possa esercitare un’altra azione per farsi indennizzare il pregiudizio subito; ne consegue, sotto quest’ultimo profilo, che mentre l’azione di arricchimento può essere esercitata quando il giudice abbia dichiarato l’altra azione astrattamente improponibile, affermando così che la pretesa sostanziale è sfornita di una diversa tutela giuridica, essa non è invece ammissibile quando l’altra azione sia stata rigettata, ad esempio per avvenuta prescrizione o decadenza.

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 29 novembre 1990, n. 11490 (natura giuridica e consistenza dell’assegno divorzile)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 8 aprile 2002, n. 5035 (condomino apparente)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 21 luglio 2004, n. 13603 (casa familiare)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 7 marzo 2005, n. 4806 (vizi delle delibere condominiali)

In tema di delibere di assemblee condominiali, è annullabile “ex” art. 1137 cod. civ. la delibera il cui verbale contenga omissioni relative alla individuazione dei singoli condomini assenzienti, dissenzienti, assenti o al valore delle rispettive quote.
In tema di delibere assembleari condominiali, la delibera, assunta nell’esercizio delle attribuzioni assembleari previste dall’art. 1135, numeri 2) e 3), cod. civ., relativa alla ripartizione in concreto tra i condomini delle spese relative a lavori straordinari ritenuti afferenti a beni comuni (posti auto e vano ascensore) e alla tassa di occupazione di suolo pubblico, ove adottata in violazione dei criteri già stabiliti, deve considerarsi annullabile, non incidendo sui criteri generali da adottare nel rispetto dell’art. 1123 cod. civ., e la relativa impugnazione va pertanto proposta nel termine di decadenza (trenta giorni) previsto dall’art. 1137, ultimo comma, cod. civ.
In tema di condominio negli edifici, debbono qualificarsi nulle le delibere dell’assemblea condominiale prive degli elementi essenziali, le delibere con oggetto impossibile o illecito (contrario all’ordine pubblico, alla morale o al buon costume), le delibere con oggetto che non rientra nella competenza dell’assemblea, le delibere che incidono sui diritti individuali sulle cose o servizi comuni o sulla proprietà esclusiva di ognuno dei condomini, le delibere comunque invalide in relazione all’oggetto; debbono, invece, qualificarsi annullabili le delibere con vizi relativi alla regolare costituzione dell’assemblea, quelle adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale, quelle affette da vizi formali, in violazione di prescrizioni legali, convenzionali, regolamentari, attinenti al procedimento di convocazione o di informazione dell’assemblea, quelle genericamente affette da irregolarità nel procedimento di convocazione, quelle che violano norme richiedenti qualificate maggioranze in relazione all’oggetto. Ne consegue che la mancata comunicazione, a taluno dei condomini, dell’avviso di convocazione dell’assemblea condominiale comporta, non la nullità, ma l’annullabilità della delibera condominiale, la quale, ove non impugnata nel termine di trenta giorni previsto dall’art. 1137, terzo comma, cod. civ. (decorrente, per i condomini assenti, dalla comunicazione, e, per i condomini dissenzienti, dalla sua approvazione), è valida ed efficace nei confronti di tutti i partecipanti al condominio

(Corte di cassazione, sezioni unite, 11 giugno 2005 n. 12128 (clausola penale, manifesta eccessività e riduzione ex officio)

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza del 19 settembre 2005 n. 18450 (Contratto sottoposto a condizione potestativa mista – Comportamento omissivo della parte in pendenza della condizione – Contrasto con la buona fede – Configurabilità – Fattispecie concernente la subordinazione del compenso al professionista per la progettazione di un’opera pubblica al finanziamento dell’opera stessa).

 

Il contratto sottoposto a condizione potestativa mista è soggetto alla disciplina di cui all’art. 1358 cod. civ., che impone alle parti l’obbligo giuridico di comportarsi secondo buona fede durante lo stato di pendenza della condizione , e la sussistenza di tale obbligo va riconosciuta anche per l’attività di attuazione dell’elemento potestativo della condizione mista.(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso l’applicabilità dell’art. 1358 cod. civ. ad un contratto di progettazione di un’opera pubblica in cui il professionista aveva accettato di condizionare il diritto al compenso al conseguimento,da parte dell’amministrazione pubblica, del finanziamento dell’opera, ed ha rinviato la causa al giudice di merito affinchè proceda ad un penetrante esame della clausola recante la condizione e del comportamento delle parti, al fine di verificare alla stregua degli elementi probatori acquisiti, se corrispondano ad uno standard esigibile di buona fede le iniziative poste in essere dall’ente locale onde ottenere il finanziamento).

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 31 gennaio 2006, n. 2046 (condominio minimo)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 12 giugno 2006, n. 13523 (costruzione a distanza inferiore a quella legale – azione negatoria servitutis)

 

() Corte di cassazione, sezion unite, sentenza 28 marzo 2006, n. 7028 (revocatoria fallimentare – trascrizione – dichiarazione fallimento)

“Ai fini della revoca della vendita di propri beni effettuata dall’imprenditore, poi fallito entro un anno, ai sensi dell’art. 67, comma secondo, legge fall. (nel testo originario, applicabile “ratione temporis”), l’”eventus damni” è “in re ipsa” e consiste nel fatto stesso della lesione della “par condicio creditorum”, ricollegabile, per presunzione legale assoluta, all’uscita del bene dalla massa conseguente all’atto di disposizione; pertanto, grava sul curatore il solo onere di provare la conoscenza dello stato di insolvenza da parte dell’acquirente, mentre la circostanza che il prezzo ricavato dalla vendita sia stato utilizzato dall’imprenditore, poi fallito, per pagare un suo creditore privilegiato (eventualmente anche garantito, come nella specie, da ipoteca gravante sull’immobile compravenduto) non esclude la possibile lesione della “par condicio”, né fa venir meno l’interesse all’azione da parte del curatore, poiché è solo in seguito alla ripartizione dell’attivo che potrà verificarsi se quel pagamento non pregiudichi le ragioni di altri creditori privilegiati, che successivamente all’esercizio dell’azione revocatoria potrebbero in tesi insinuarsi. (Nell’enunciare il principio in massima, la S.C. ha altresì precisato che la natura distributiva, e non indennitaria, dell’azione prevista dal comma secondo dell’art. 67 è rimasta ferma anche dopo la riforma della disciplina della revocatoria fallimentare operata dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, convertito in legge 14 maggio 2005, n. 80, il cui art. 2 si è limitato a dimezzare il “periodo sospetto”, con l’introduzione di talune eccezioni alla regola, implicitamente confermative quindi della stessa)“

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 29 dicembre 2006, n. 27619 (fondazioni bancarie – agevolazioni tributarie)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 27 febbraio 2007, n. 4421 (rapporti processuali tra giudizio di opposizione a decreto ingiuntivi per pagamento oneri condominiali e processo di impugnazione delle delibere condominiali)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 15 novembre 2007, n. 23726 (abuso del diritto – frazionamento del credito – buona fede oggettiva)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 19 dicembre 2007, n. 26724 (contratti di prestazione di servizi di investimento – regole di validità e regole di comportamento nell’ambito dell’intermediazione finanziaria – nullità e responsabilità)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 11 gennaio 2008, n. 581 (danno da emoderivati – rapporto di causalità – dies a quo della prescrizione nei c.d. danni lungolatenti)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 8 aprile 2008, n. 9148 (le obbligazioni condominiali sono obbligazioni parziarie – si supera la tesi della solidarietà)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 11 settembre 2008, n. 23385 (arricchimento senza causa e Pubblica amministrazioni – funzione non risarcitoria dell’azione ex art. 2041 c.c.)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 8 ottobre 2008, n. 24772 (azioni nel mandato – art. 1705-1706 e rapporti con l’arricchimento senza causa)

L’azione di ingiustificato arricchimento di cui all’art. 2041cod. civ. può essere proposta solo quando ricorrano due presupposti: (a) la mancanza di qualsiasi altro rimedio giudiziale in favore dell’impoverito; (b) la unicità del fatto causativo dell’impoverimento sussistente quando la prestazione resa dall’impoverito sia andata a vantaggio dell’arricchito, con conseguente esclusione dei casi di cosiddetto arricchimento indiretto, nei quali l’arricchimento è realizzato da persona diversa rispetto a quella cui era destinata la prestazione dell’impoverito. Tuttavia, avendo l’azione di ingiustificato arricchimento uno scopo di equità, il suo esercizio deve ammettersi anche nel caso di arricchimento indiretto nei soli casi in cui lo stesso sia stato realizzato dalla P.A., in conseguenza della prestazione resa dall’impoverito ad un ente pubblico, ovvero sia stato conseguito dal terzo a titolo gratuito.

Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza novembre 2008, n. 28042 (Natura sussidiaria dell’azione di ingiustificato arricchimento – Portata – Conseguenze – Fattispecie in materia di revisione del prezzo nell’appalto di opere pubbliche.)

L’azione di arricchimento senza causa ha carattere sussidiario ed è quindi inammissibile, ai sensi dell’art. 2042 cod. civ., allorché chi la eserciti, secondo una valutazione da compiersi in astratto e perciò prescindendo dalla previsione del suo esito, possa esercitare un’altra azione per farsi indennizzare il pregiudizio subito. (Principio affermato dalle S.U. in materia di revisione del prezzo nell’appalto di opere pubbliche, potendo l’appaltatore far valere la propria pretesa con apposita azione avanti all’A.G.O. o al G.A., a seconda che la situazione giuridica azionata sia configurabile quale diritto soggettivo o interesse legittimo).

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 28 ottobre 2009, n. 22755 (comunione legale tra coniugi e beni personali – azione di accertamento)

Nel caso di acquisto di un immobile effettuato dopo il matrimonio da uno dei coniugi in regime di comunione legale, la partecipazione all’atto dell’altro coniuge non acquirente, prevista dall’art. 179, secondo comma, cod. civ., si pone come condizione necessaria ma non sufficiente per l’esclusione del bene dalla comunione, occorrendo a tal fine non solo il concorde riconoscimento da parte dei coniugi della natura personale del bene, richiesto esclusivamente in funzione della necessaria documentazione di tale natura, ma anche l’effettiva sussistenza di una delle cause di esclusione dalla comunione tassativamente indicate dall’art. 179, primo comma, lett. c), d) ed f), cod. civ., con la conseguenza che l’eventuale inesistenza di tali presupposti può essere fatta valere con una successiva azione di accertamento negativo, non risultando precluso tale accertamento dal fatto che il coniuge non acquirente sia intervenuto nel contratto per aderirvi.

Nel caso di acquisto di un immobile effettuato dopo il matrimonio da uno dei coniugi in regime di comunione legale, la dichiarazione resa nell’atto dall’altro coniuge non acquirente, ai sensi dell’art. 179, secondo comma, cod. civ., in ordine alla natura personale del bene, si atteggia diversamente a seconda che tale natura dipenda dall’acquisto dello stesso con il prezzo del trasferimento di beni personali del coniuge acquirente o dalla destinazione del bene all’uso personale o all’esercizio della professione di quest’ultimo, assumendo nel primo caso natura ricognitiva e portata confessoria di presupposti di fatto già esistenti, ed esprimendo nel secondo la mera condivisione dell’intento del coniuge acquirente. Ne consegue che l’azione di accertamento negativo della natura personale del bene acquistato postula nel primo caso la revoca della confessione stragiudiziale, nei limiti in cui la stessa è ammessa dall’art. 2732 cod. civ., e nel secondo la verifica dell’effettiva destinazione del bene, indipendentemente da ogni indagine sulla sincerità dell’intento manifestato.

L’azione prevista dall’art. 184 cod. civ. per l’annullamento degli atti compiuti dal coniuge in comunione legale senza il necessario consenso dell’altro coniuge, in quanto avente ad oggetto l’invalidazione dell’atto di acquisto del terzo per un vizio del titolo del suo dante causa, è soggetta, per tutto quanto non diversamente stabilito dalla norma speciale che la prevede, alla disciplina generale dettata dall’art. 1445 cod. civ. per l’azione di annullamento dei contratti: pertanto, salvi gli effetti della trascrizione della domanda, il sopravvenuto accertamento dell’inclusione del bene nella comunione legale non è opponibile al terzo acquirente di buona fede.

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 18 febbraio 2010, n. 3947 (polizza fideiussoria e contratto autonomo di garanzia – clausole solve et repete)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza (potere di rappresentanza processuale dell’amministratore di condominio)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 19 marzo 2010, n. 6538 (adempimento del terzo – causa in concreto – atto a titolo gratuito o oneroso – revocatoria fallimentare)

In tema di dichiarazione di inefficacia degli atti a titolo gratuito, ai sensi dell’art. 64 legge fall., la valutazione di gratuità od onerosità di un negozio va compiuta con esclusivo riguardo alla causa concreta, costituita dalla sintesi degli interessi che lo stesso è concretamente diretto a realizzare, al di là del modello astratto utilizzato, e non può quindi fondarsi sull’esistenza, o meno, di un rapporto sinallagmatico e corrispettivo tra le prestazioni sul piano tipico ed astratto, ma dipende necessariamente dall’apprezzamento dell’interesse sotteso all’intera operazione da parte del “solvens”, quale emerge dall’entità dell’attribuzione, dalla durata del rapporto, dalla qualità dei soggetti e soprattutto dalla prospettiva di subire un depauperamento, collegato o meno ad un sia pur indiretto guadagno ovvero ad un risparmio di spesa. Pertanto, nell’ipotesi di estinzione da parte del terzo, poi fallito, di un’obbligazione preesistente cui egli sia estraneo, l’atto solutorio può dirsi gratuito, ai predetti effetti solo quando dall’operazione – sia essa a struttura semplice perché esaurita in un unico atto, sia a struttura complessa, in quanto si componga di un collegamento di atti e di negozi – il terzo non tragga nessun concreto vantaggio patrimoniale, avendo egli inteso così recare un vantaggio al debitore; mentre la causa concreta deve considerarsi onerosa tutte le volte che il terzo riceva un vantaggio per questa sua prestazione dal debitore, dal creditore o anche da altri, così da recuperare anche indirettamente la prestazione adempiuta ed elidere quel pregiudizio, cui l’ordinamento pone rimedio con l’inefficacia “ex lege”.

Nell’adempimento del debito altrui da parte del terzo, mancando nello schema causale tipico la controprestazione in favore del disponente, si presume che l’atto sia stato compiuto gratuitamente, pagando il terzo, per definizione, un debito non proprio e non prevedendo la struttura del negozio nessuna controprestazione in suo favore: pertanto, nel giudizio avente ad oggetto la dichiarazione di inefficacia di tale atto, ai sensi dell’art. 64 della legge fall., incombe al creditore beneficiario l’onere di provare, con ogni mezzo previsto dall’ordinamento, che il disponente abbia ricevuto un vantaggio in seguito all’atto che ha posto in essere, in quanto questo perseguiva un suo interesse economicamente apprezzabile.

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 9 agosto 2010, n. 18477 (approvazione delle tabelle millesimali)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 6 agosto 2010, n. 18331 (rappresentanza processuale dell’amministratore del condominio)

L’amministratore del condominio, potendo essere convenuto nei giudizi relativi alle parti comuni ma essendo tenuto a dare senza indugio notizia all’Assemblea della citazione e del provvedimento che esorbiti dai suoi poteri, ai sensi dell’art. 1131 secondo e terzo comma cod. civ., può costituirsi in giudizio e impugnare la sentenza sfavorevole senza la preventiva autorizzazione dell’assemblea, ma deve, in tale ipotesi, ottenere la necessaria ratifica del suo operato da parte dell’assemblea stessa, per evitare la pronuncia di inammissibilità dell’atto di costituzione ovvero di impugnazione

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 27 dicembre 2010, n. 26128 (azione di arricchimento senza causa nella comparsa di risposta nell’ambito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – ammissibilità e limiti)

Le domande di adempimento contrattuale e di arricchimento senza causa, quali azioni che riguardano entrambe diritti eterodeterminati, si differenziano, strutturalmente e tipologicamente, sia quanto alla “causa petendi” (esclusivamente nella seconda rilevando come fatti costitutivi la presenza e l’entità del proprio impoverimento e dell’altrui locupletazione, nonché, ove l’arricchito sia una P.A., il riconoscimento dell’utilitas da parte dell’ente), sia quanto al “petitum” (pagamento del corrispettivo pattuito o indennizzo). Ne consegue che, nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo – al quale si devono applicare le norme del rito ordinario, ai sensi dell’art. 645, secondo comma, e, dunque, anche l’art. 183, quinto comma, cod. proc. civ. – è ammissibile la domanda di arricchimento senza causa avanzata con la comparsa di costituzione e risposta dall’opposto (che riveste la posizione sostanziale di attore) soltanto qualora l’opponente abbia introdotto nel giudizio, con l’atto di citazione, un ulteriore tema di indagine, tale che possa giustificare l’esame di una situazione di arricchimento senza causa. In ogni altro caso, all’opposto non è consentito di proporre, neppure in via subordinata, nella comparsa di risposta o successivamente, un’autonoma domanda di arricchimento senza causa, la cui inammissibilità è rilevabile d’ufficio dal giudice.

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 23 marzo 2011, n. 6597 (responsabilità civile da trascrizione di domande giudiziali illegittime o infondate)

“Ove sia stata eseguita la trascrizione di una domanda giudiziale al di fuori dei casi di cui agli artt. 2652 e 2653 cod. civ., sussiste l’interesse della controparte ad agire, anche in separato giudizio, per il relativo risarcimento del danno, a prescindere dal passaggio in giudicato della sentenza che rigetta la domanda illegittimamente trascritta; in tal caso, infatti, la cancellazione della trascrizione non è collegata al mancato accoglimento della domanda, ma alla sua intrinseca illegittimità, del tutto autonoma rispetto al giudizio di merito nel cui ambito la trascrizione era stata disposta”

“Qualora la parte che ha promosso un giudizio avente ad oggetto beni immobili abbia proceduto alla trascrizione della domanda giudiziale al di fuori dei casi di cui agli artt. 2652 e 2653 cod. civ. – cioè compiendo una trascrizione illegittima – in assenza di una specifica previsione legislativa che radichi presso il medesimo giudice, ai sensi dell’art. 96 cod. proc. civ., la competenza a decidere anche la domanda di risarcimento danni promossa dalla controparte in conseguenza di tale illegittima trascrizione, deve ritenersi che quest’ultima domanda possa essere proposta anche in un diverso giudizio, ai sensi dell’art. 2043 cod. civ.. In questo caso, infatti, l’accertamento che il giudice è chiamato a compiere – relativo alla verifica dell’esistenza di una norma sostanziale che consenta o meno la trascrizione della domanda giudiziale – ha per oggetto un fatto diverso da quello dell’altro giudizio; tale lettura del sistema, idonea alla maggiore tutela del diritto di difesa costituzionalmente garantito, consente al danneggiato di ottenere il risarcimento anche in ipotesi di colpa lieve, che rimarrebbero escluse ove la domanda risarcitoria fosse proponibile solo in base all’art. 96 del cod. proc. civ.”

“La domanda giudiziale volta ad ottenere l’accertamento dell’esistenza di un patto di prelazione in caso di vendita di un bene immobile, in assenza di una specifica previsione normativa al riguardo, non è suscettibile di essere trascritta; il patto di prelazione, infatti, non può essere assimilato al contratto preliminare, in quanto in quest’ultimo è individuabile un’obbligazione già esistente, rispetto alla quale ha senso assicurare l’effetto di prenotazione della trascrizione, effetto che non è invece collegabile al patto di prelazione, che non prevede alcun obbligo di futuro trasferimento”

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 28 giugno 2011, n. 14319 (parcheggi automatizzati)

L’istituzione da parte dei Comuni, previa deliberazione della Giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell’art. 7, comma 1, lettera f), del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada), non comporta l’assunzione dell’obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l’avviso “parcheggio incustodito” è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (artt. 1326, primo comma, e 1327 cod. civ.), perché l’esclusione attiene all’oggetto dell’offerta al pubblico ex art. 1336 cod. civ. (senza che sia necessaria l’approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell’art. 1341, secondo comma, cod. civ., non potendo presumersene la vessatorietà), e l’univoca qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l’obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell’affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, ad esempio, l’adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso ed uscita, di dispositivi o di personale di controllo), potendo queste ascriversi all’organizzazione della sosta. Ne consegue che il gestore concessionario del Comune di un parcheggio senza custodia non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell’area all’uopo predisposta

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 11 luglio 2011, n. 15144 (overruling processuale)

Il mutamento della propria precedente interpretazione della norma processuale da parte del giudice della nomofilachia (c.d. “overruling”), il quale porti a ritenere esistente, in danno di una parte del giudizio, una decadenza od una preclusione prima escluse, opera – laddove il significato che essa esibisce non trovi origine nelle dinamiche evolutive interne al sistema ordinamentale – come interpretazione correttiva che si salda alla relativa disposizione di legge processuale “ora per allora”, nel senso di rendere irrituale l’atto compiuto o il comportamento tenuto dalla parte in base all’orientamento precedente. Infatti, il precetto fondamentale della soggezione del giudice soltanto alla legge (art. 101 Cost.) impedisce di attribuire all’interpretazione della giurisprudenza il valore di fonte del diritto, sicché essa, nella sua dimensione dichiarativa, non può rappresentare la “lex temporis acti”, ossia il parametro normativo immanente per la verifica di validità dell’atto compiuto in correlazione temporale con l’affermarsi dell’esegesi del giudice. Tuttavia, ove l’”overruling” si connoti del carattere dell’imprevedibilità (per aver agito in modo inopinato e repentino sul consolidato orientamento pregresso), si giustifica una scissione tra il fatto (e cioè il comportamento della parte risultante “ex post” non conforme alla corretta regola del processo) e l’effetto, di preclusione o decadenza, che ne dovrebbe derivare, con la conseguenza che – in considerazione del bilanciamento dei valori in gioco, tra i quali assume preminenza quello del giusto processo (art. 111 Cost.), volto a tutelare l’effettività dei mezzi di azione e difesa anche attraverso la celebrazione di un giudizio che tenda, essenzialmente, alla decisione di merito – deve escludersi l’operatività della preclusione o della decadenza derivante dall’”overruling” nei confronti della parte che abbia confidato incolpevolmente (e cioè non oltre il momento di oggettiva conoscibilità dell’arresto nomofilattico correttivo, da verificarsi in concreto) nella consolidata precedente interpretazione della regola stessa, la quale, sebbene soltanto sul piano fattuale, aveva comunque creato l’apparenza di una regola conforme alla legge del tempo. Ne consegue ulteriormente che, in siffatta evenienza, lo strumento processuale tramite il quale realizzare la tutela della parte va modulato in correlazione alla peculiarità delle situazioni processuali interessate dall’”overruling”. (Fattispecie relativa a mutamento di giurisprudenza della Corte di cassazione in ordine al termine di impugnazione delle sentenze del TSAP; nella specie, la tutela dell’affidamento incolpevole della parte, che aveva proposto il ricorso per cassazione in base alla regola processuale espressa dal pregresso e consolidato orientamento giurisprudenziale successivamente mutato, si è realizzata nel ritenere non operante la decadenza per mancata osservanza del termine per impugnare e, dunque, tempestivamente proposto il ricorso stesso)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 4 luglio 2012, n. 11135 (locazione del comunista)

 La locazione della cosa comune da parte di uno dei comproprietari rientra nell’ambito della gestione di affari ed è soggetta alle regole di tale istituto, tra le quali quella di cui all’art. 2032 cod. civ., sicché, nel caso di gestione non rappresentativa, il comproprietario non locatore può ratificare l’operato del gestore e, ai sensi dell’art. 1705, secondo comma, cod. civ., applicabile per effetto del richiamo al mandato contenuto nel citato art. 2032 cod. civ., esigere dal conduttore, nel contraddittorio con il comproprietario locatore, la quota dei canoni corrispondente alla rispettiva quota di proprietà indivisa

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 4 settembre 2012, n. 14828 (risoluzione e nullità)

Alla luce del ruolo che l’ordinamento affida alla nullità contrattuale, quale sanzione del disvalore dell’assetto negoziale e atteso che la risoluzione contrattuale è coerente solo con l’esistenza di un contratto valido, il giudice di merito, investito della domanda di risoluzione del contratto, ha il potere-dovere di rilevare dai fatti allegati e provati, o comunque emergenti “ex actis”, una volta provocato il contraddittorio sulla questione, ogni forma di nullità del contratto stesso, purché non soggetta a regime speciale (escluse, quindi, le nullità di protezione, il cui rilievo è espressamente rimesso alla volontà della parte protetta); il giudice di merito, peraltro, accerta la nullità “incidenter tantum” senza effetto di giudicato, a meno che sia stata proposta la relativa domanda, anche a seguito di rimessione in termini, disponendo in ogni caso le pertinenti restituzioni, se richieste

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 27 febbraio 2013, n. 4847 (successione legittima e diritti di uso e di abitazione del coniuge ex art. 540 c.c.)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 7 maggio 2013, n. 10532 (confisca antimafia, ipoteca e diritti dei terzi)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 14 maggio 2013, n. 11523 (simulazione relativa di persona e litisconsorzio necessario)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 16 maggio 2013, n. 11830 (locazione ad uno non abitativo – rinnovazione tacita – autorizzazione del giudice dell’esecuzione – risvolti in tema di pignoramento immobiliare e fallimento)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 3 giugno 2013, n. 13905 (ius poenitendi nei contratti di investimento – art. 30 TUF)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 13 novembre 2013, n. 25454 (azione di accertamento della condominialità di area comune e insistenza di litisconsorzio)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 14 gennaio 2014, n. 585 (legge Pinto e contumacia)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 3 febbraio 2014, n. 2284 (risarcimento dei danni da inadeguata esecuzione di opere idrauliche – appalto tra 1669 e 2043 c.c.)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 5 marzo 2014, n. 5087 (usucapione d’azienda)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 28 marzo 2014, n. 7305 (azione di rivendica e restituzione)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 11 aprile 2014, n. 8510 (mutatio libelli – azione di risoluzione e risarcimento del danno)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 17 luglio 2014, n. 16379 (matrimonio concordatario – giudizio ecclesiastico – stabilità della convivenza)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 18 settembre 2014, n. 19663 (legge Pinto e condominio)

” In caso di violazione del termine ragionevole del processo, qualora il giudizio sia stato promosso dal condominio, sebbene a tutela di diritti connessi alla partecipazione di singoli condomini, ma senza che costoro siano stati parte in causa, la legittimazione ad agire per l’equa riparazione spetta esclusivamente al condominio, quale autonomo soggetto giuridico, in persona dell’amministratore, autorizzato dall’assemblea dei condomini

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 22 settembre 2014, n. 19888 (simulazione della quietanza – prova testimoniale – limiti)

“La quietanza “tipica”, essendo indirizzata al “solvens”, fa piena prova dell’avvenuto pagamento, sicché il quietanzante non è ammesso alla prova contraria per testi, salvo dimostri, in applicazione analogica dell’art. 2732 cod. civ., che il rilascio della quietanza è avvenuto per errore di fatto o per violenza. La quietanza “atipica” contenuta nella dichiarazione di vendita di autoveicolo ex art. 13 del r.d. 29 luglio 1927, n. 1814, invece, essendo indirizzata al conservatore del pubblico registro automobilistico affinché non iscriva il privilegio legale per il prezzo, non è prova piena, ma, al pari della confessione stragiudiziale fatta ad un terzo, è liberamente apprezzata dal giudice, senza soggiacere ai limiti di “revoca” della confessione sanciti dall’art. 2732 cod. civ“

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 29 settembre 2014, n. 20448 (assegnazione della casa familiare e comodato)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 6 novembre 2014, n. 23676 (impresa familiare e regime societario)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 12 dicembre 2014, n. 26242 (rilievo d’ufficio della nullità e impugnative negoziali)

“Il giudice innanzi al quale sia stata proposta domanda di nullità contrattuale deve rilevare di ufficio l’esistenza di una causa di quest’ultima diversa da quella allegata dall’istante, essendo quella domanda pertinente ad un diritto autodeterminato, sicchè è individuata indipendentemente dallo specifico vizio dedotto in giudizio“

“La rilevabilità officiosa delle nullità negoziali deve estendersi anche a quelle cosiddette di protezione, da configurarsi, alla stregua delle indicazioni provenienti dalla Corte di giustizia, come una “species” del più ampio “genus” rappresentato dalle prime, tutelando le stesse interessi e valori fondamentali – quali il corretto funzionamento del mercato (art. 41 Cost) e l’uguaglianza almeno formale tra contraenti forti e deboli (art. 3 Cost) – che trascendono quelli del singolo“

“La “rilevazione” “ex officio” delle nullità negoziali (sotto qualsiasi profilo, anche diverso da quello allegato dalla parte, ed altresì per le ipotesi di nullità speciali o “di protezione”) è sempre obbligatoria, purchè la pretesa azionata non venga rigettata in base ad una individuata “ragione più liquida”, e va intesa come indicazione alle parti di tale vizio; la loro “dichiarazione”, invece, ove sia mancata un’espressa domanda della parte pure all’esito della suddetta indicazione officiosa, costituisce statuizione facoltativa (salvo per le nullità speciali, che presuppongono una manifestazione di interesse della parte) del medesimo vizio, previo suo accertamento, nella motivazione e/o nel dispositivo della pronuncia, con efficacia, peraltro, di giudicato in assenza di sua impugnazione“

“Il rilievo “ex officio” di una nullità negoziale – sotto qualsiasi profilo ed anche ove sia configurabile una nullità speciale o “di protezione” – deve ritenersi consentito, sempreché la pretesa azionata non venga rigettata in base ad una individuata “ragione più liquida”, in tutte le ipotesi di impugnativa negoziale (adempimento, risoluzione per qualsiasi motivo, annullamento, rescissione), senza, per ciò solo, negarsi la diversità strutturale di queste ultime sul piano sostanziale, poichè tali azioni sono disciplinate da un complesso normativo autonomo ed omogeneo, affatto incompatibile, strutturalmente e funzionalmente, con la diversa dimensione della nullità contrattuale“

“Nel giudizio di appello ed in quello di cassazione, il giudice, in caso di mancata rilevazione officiosa, in primo grado, di una nullità contrattuale, ha sempre facoltà di procedere ad un siffatto rilievo“

“Il giudice innanzi al quale sia stata proposta domanda di nullità parziale del contratto deve rilevarne di ufficio la nullità totale, e, qualora le parti, all’esito di tale indicazione officiosa, omettano un’espressa istanza di accertamento in tal senso, deve rigettare l’originaria pretesa non potendo attribuire efficacia, neppure parziale (fatto salvo il diverso fenomeno della conversione sostanziale), ad un negozio radicalmente nullo“

“I poteri officiosi di rilevazione di una nullità negoziale non possono estendersi alla rilevazione di una possibile conversione del contratto, ostandovi il dettato dell’art. 1424 cod. civ., – secondo il quale il contratto nullo può, non deve, produrre gli effetti di un contratto diverso – atteso che, altrimenti, si determinerebbe un’inammissibile rilevazione di una diversa efficacia, sia pur ridotta, di quella convenzione negoziale“

“Il giudice innanzi al quale sia stata proposta domanda di nullità integrale del contratto deve rilevarne di ufficio la sua nullità solo parziale, e, qualora le parti, all’esito di tale indicazione officiosa, omettano un’espressa istanza di accertamento in tal senso, deve rigettare l’originaria pretesa non potendo inammissibilmente sovrapporsi alla loro valutazione ed alle loro determinazioni espresse nel processo“

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 12 dicembre 2014, n. 26243 (rilievo d’ufficio della nullità e impugnative negoziali)

La domanda di accertamento della nullità di un negozio proposta, per la prima volta, in appello è inammissibile ex art. 345, primo comma, cod. proc. civ., salva la possibilità per il giudice del gravame – obbligato comunque a rilevare di ufficio ogni possibile causa di nullità, ferma la sua necessaria indicazione alle parti ai sensi dell’art. 101, secondo comma, cod. proc. civ. – di convertirla ed esaminarla come eccezione di nullità legittimamente formulata dall’appellante, giusta il secondo comma del citato art. 345

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 16 febbraio 2015, n. 3022 (esdebitazione – società di persone – socio illimitatamente responsabile)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 6 marzo 2015, n. 4628 (preliminare del preliminare – causa in concreto – responsabilità)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 26 maggio 2015, n. 2615 (regime dell’azione di arricchimento senza causa contro l’Amministrazione)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 3 giugno 2015, n. 11377 (rilevabilità d’ufficio dell’inefficacia del contratto stipulato dal falsus procurator)

 

() Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 15 giugno 2015, n. 12307 (azione di accertamento per contestare l’autenticità del testamento olografo)

 

 

ORDINANZE DI RIMESSIONE ALLE SEZIONI UNITE

 

() Corte di cassazione, ordinanza del 20 dicembre 2013, n. 28586 (mezzo di contestazione della falsità del testamento olografo)

 

() Corte di cassazione, ordinanza 3 gennaio 2014, n. 37 (regime della locazione con patto di maggiorazione del canone non registrato)

 

() Corte di cassazione, ordinanza 4 marzo 2014, n. 5056 (danno da morte)

 

() Corte di cassazione, ordinanza 13 giugno 2014, n. 13526 (danno da lastrico solare)

 

() Corte di cassazione, ordinanza 4 agosto 2014, n. 17597 (Leasing – azione di risoluzione della vendita da parte dell’utilizzatore contro il fornitore)

 

() Corte di cassazione, ordinanza 23 febbraio 2015, n. 3569 (danno da nascita indesiderata – malformazioni fetali – legittimazione del concepito)

 

() Corte di cassazione, ordinanza 5 marzo 2015, n. 4447 (compensatio lucri cum damno tra diritto assicurativo e previdenziale)

 

() Corte di cassazione, ordinanza 12 marzo 2015, n. 4965 (distanze tra costruzioni – prevenzione – comunione del muro)

 

() Corte di cassazione, ordinanza 30 marzo 2015, n. 6428 (pubblicazione degli atti delle indagini e risarcimento del danno)

 

() Corte di cassazione, ordinanza 24 aprile 2015, n. 8433 (regime giuridico processuale dell’azione di classe)

 

SEZIONI SEMPLICI

 

() Corte di cassazione, sentenza 18 febbraio 2000, n. 1810 (accordi in materia di separazione e divorzio)

 

() Corte di cassazione, sentenza 14 giugno 2000, n. 8109 (trasferimenti immobiliare nell’ambito della separazione)

 

() Corte di cassazione, sentenza 30 agosto 2005, n. 17500 (danno morale persone giuridiche legge Pinto)

 

() Corte di cassazione, sentenza 20 ottobre 2005, n. 20290 (accordi nell’ambito della separazione)

 

() Corte di cassazione, sentenza 29 maggio 2008, n. 12801 (contratto di sponsorizzazione)

 

() Corte di cassazione, sentenza 19 gennaio 2007, n. 1183 (danni punitivi)

 

() Corte di cassazione, sentenza 2 marzo 2007, n. 4973 (supercondominio)

 

() Corte di cassazione, sentenza 24 luglio 2007, n. 16315 (contratto di viaggio “tutto compreso” o pacchetto turistico o package – risoluzione per impossibilità supravvenuta di utilizzare la prestazione – causa in concreto)

 

() Corte di cassazione, sentenza 16 gennaio 2009, n. 975 (regime delle concause – responsabilità medica)

 

() Corte di cassazione, sentenza 14 luglio 2009, n. 9346 (reponsabilità del mediatore – contatto sociale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 11 agosto 2009, n. 18218 (contratto di sponsorizzazione)

 

() Corte di cassazione, sentenza 22 febbraio 2010, n. 4240 (usucapione di servitù di costruire a distanza inferiore a quella legale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 24 marzo 2011, n. 6754 (danno non patrimoniale – danno catastrofale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 3 marzo 2011, n. 9700 (danno da morte del padre anteriore alla nascita – legittimazione del concepito)

 

() Corte di cassazione, sentenza 21 luglio 2011, n. 15991 (regime delle concause – colpa medica)

 

() Corte di cassazione, sentenza 12 settembre 2011, n. 18641 (danno non patrimoniale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 21 ottobre 2011, n. 21015(condominio minimo)

 

() Corte di cassazione, sentenza 3 febbraio 2012, n. 1664 (aree di parcheggio)

 

() Corte di cassazione, sentenza 8 febbraio 2012, n. 1781 (danni punitivi)

 

() Corte di cassazione, sentenza 5 aprile 2012, n. 5525 (archivio storico giornali – trattamento dati personali – diritto all’oblio)

 

() Corte di cassazione, sentenza 21 maggio 2012, n. 8012 (nascita del supercondominio)

 

() Corte di cassazione, sentenza 20 giugno 2012, n. 10207 (responsabilità medica – regime delle concause)

 

() Corte di cassazione, sentenza 28 settembre 2012, n. 16516 (danno non patrimoniale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 25 agosto 2012, n. 18334 (solidarietà condominiale e decoro architettonico)

 

() Corte di cassazione, sentenza 14 settembre 2012, n. 19939 (nascita del supercondominio)

 

() Corte di cassazione, sentenza 2 ottobre 2012, n. 16754 (nascita indesiderata – omessa diagnosi delle malformazioni del feto – legittimazione del concepito)

 

() Corte di cassazione, sentenza 20 novembre 2012, n. 20292 (danno non patrimoniale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 19 dicembre 2012, n. 23452 (usucapione di immobile abusivo)

 

() Corte di cassazione, sentenza 21 dicembre 2012, n. 23713 (accordi prematrimoniali condizionati al fallimento del matrimonio)

 

() Corte di cassazione, sentenza 16 gennaio 2013, n. 943 (aree di parcheggio)

 

() Corte di cassazione, sentenza 28 gennaio 2013, n. 1871 (disastro aviatorio – colpa omissiva – danno catastrofale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 19 febbraio 2013, n. 4043 (danno da uccisione del convivente more uxorio)

 

() Corte di cassazione, sentenza 21 febbraio 2013, n. 4340 (legittimazione ad agire del supercondomino)

 

() Corte di cassazione, sentenza 21 marzo 2013, n. 7128 (danni non patrimoniale risarcibili ai congiunti – requisito della coabitazione)

 

() Corte di cassazione, sentenza 22 marzo 2013, n. 7250 (fondo patrimoniale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 22 marzo 2013, n. 7269 (danno da nascita indesiderata)

 

() Corte di cassazione, sentenza 17 aprile 2013, n. 9231 (danno non patrimoniale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 17 aprile 2013, n. 9240 (obblighi ex art. 2087 c.c.)

 

() Corte di cassazione, sentenza 23 aprile 2013, n. 9770 (danno non patrimoniale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 13 maggio 2013, n. 11387 (tabelle millesimali post riforma condominio)

 

() Corte di cassazione, sentenza 14 maggio 2013, n. 11514 (danno non patrimoniale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 26 giugno 2013, n. 16111 (diritto all’oblio – riservatezza e cronaca)

 

() Corte di cassazione, sentenza 19 settembre 2013, n. 21454 (danno da errate informazioni – responsabilità dell’INPS)

 

() Corte di cassazione, sentenza 3 ottobre 2013, n. 22585 (danno non patrimoniale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 1° ottobre 2013, n. 23147 (danno non patrimoniale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 17 ottobre 2013, n. 23591 (preliminare di immobile abusivo)

 

() Corte di cassazione, sentenza 22 ottobre 2013, n. 23917 (danno da uccisione del parente)

 

() Corte di cassazione, sentenza 15 gennaio 2014, n. 687 (danno non patrimoniale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 22 gennario 2014, n. 1277 (regime giuridico delle attribuzioni tra conviventi more uxorio)

 

() Corte di cassazione, sentenza 23 gennaio 2014, n. 1361 (danno da morte – danno non patrimoniale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 24 febbraio 2014, n. 4383 (accollo esterno)

 

() Corte di cassazione, sentenza 28 febbraio 2014, n. 4876 (differenza tra obbligazioni di mezzi e obbligazioni di risultato)

“Le obbligazioni, siano esse “di risultato” o “di mezzi”, sono sempre finalizzata a riversare nella sfera giuridica del creditore una “utilitas” oggettivamente apprezzabile, fermo restando che, nel primo caso, il risultato stesso è in rapporto di causalità necessaria con l’attività del debitore, non dipendendo da alcun fattore ad essa estraneo, mentre nell’obbligazione “di mezzi” il risultato dipende, oltre che dal comportamento del debitore, da fattori ulteriori e concomitanti (come, nella specie, fattori agronomici non controllabili dall’appaltatore, impegnatosi solo alla corretta esecuzione di un trattamento antiossidante della frutta stoccata in celle frigorifere). Ne consegue che il debitore “di mezzi” prova l’esatto adempimento dimostrando di aver osservato le regole dell’arte e di essersi conformato ai protocolli dell’attività, mentre non ha l’onere di provare che il risultato è mancato per cause a lui non imputabili”

 

() Corte di cassazione, sentenza 24 marzo 2014, n. 6835 (fallimento delle cooperative agricole)

 

() Corte di cassazione, sentenza 8 aprile 2014, n. 8153 (contratto di sponsorizzazione)

 

() Corte di cassazione, sentenza 17 aprile 2014, n. 8940 (responsabilità medica)

 

() Corte di cassazione, sentenza 30 maggio 2014, n. 12264 (danno da nascita indesiderata)

 

() Corte di cassazione, sentenza 15 luglio 2014, n. 16133 (danno da illecito trattamento di dati personali)

 

() Corte di cassazione, sentenza 22 luglio 2014, n. 16657 (danno da omesso mantenimento figlio – obblighi nascenti dal rapporto di filiazione)

 

() Corte di cassazione, sentenza 16 ottobre 2014, n. 21917 (danno non patrimoniale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 6 novembre 2014, n. 23708 (nullità della servitù di parcheggio)

 

() Corte di cassazione, sentenza 11 novembre 2014, n. 24001 (maternità surrogata)

 

() Corte di cassazione, sentenza (rinuncia alla solidarietà e accettazione dell’adempimento parziale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 29 gennaio 2015, n. 1674 (responsabilità solidale ex art. 2055 c.c.  dei condomini per danni da cose in custodia ex art. 2051 c.c.)

 

() Corte di cassazione, sentenza 15 aprile 2015, n. 7613 (natura giuridica delle atreintes)

 

() Corte di cassazione, sentenza 8 maggio 2015, n. 9320 (danno non patrimoniale)

 

() Corte di cassazione, sentenza 18 giugno 2015, n. 12594 (danno non patrimoniale)

 

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GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE ED EUROPEA

CIVILISTICAMENTE RILEVANTE

 

GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE

 

() Corte costituzionale, ordinanza 24 ottobre 2013, n. 248 (caparra squilibrata tra nullità ex 1418 e potere di riduzione d’ufficio ex art. 1384)

 

() Corte costituzionale, ordinanza 2 aprile 2014, n. 77 (caparra squilibrata tra nullità ex 1418 e potere di riduzione d’ufficio ex art. 1384)

 

() Corte costituzionale, sentenza 10 giguno 2014, n. 162 (procreazione medicalmente assistita)

 

() Corte costituzionale, sentenza 16 ottobre 2014, n. 235 (art. 139 Codice assicurazioni private)

 

() Corte costituzionale, sentenza 14 maggio 2015, n. 96 (procreazione medicalmente assistita)

 

 

GIURISPRUDENZA EUROPEA

(CORTE DI GIUSTIZIA)

 

() Corte di giustizia, sentenza 14 giugno 2014, C-618/10 (clausole abusive – interessi moratori)

 

() Corte di giustizia, sentenza 23 gennaio 2014, C-371/12 (risarcimento danno micropermanenti stradali – art. 2059 c.c. e art. 139 CAP)

 

() Corte di giustizia, sentenza 27 febbraio 2014, C-470/12 (intervento in giudizio delle associazioni dei consumatori)

 

() Corte di giustizia, sentenza 27 marzo 2014, C-565/12 (obbligo di verifica precontrattuale della solvibilità del debitore e sanzioni ammissibili)

 

() Corte di giustizia, sentenza 30 aprile 2014, C-26/13 (mutuo ipotecario in valuta estera e clausole vessatorie)

 

() Corte di giustizia, sentenza 13 maggio 2014, C-131/12 (trattamento di dati contenuti in siti web – diritto all’oblio)

 

() Corte di giustizia, sentenza 21 gennaio 2015, C-482/13 altre (mutuo ipotecario – interessi di mora – clausole abusive)

 

 

GIURISPRUDENZA EUROPEA

(CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO)

 

() Corte EDU, sentenza 27 gennaio 2015, ric. n. 25258/12 (maternità surrogata) – traduzione italiana (a cura del Ministero dello giustizia)